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Colonia Alpina “G.Ancillotto” Acquabona – Cortina


pps  Visualizza la presentazione animata della Colonia Alpina


La Colonia di Acquabona (anni 1930) Già abitazione della Dogana Austriaca, ex Dogana di Acquabona, la casa, denominata “Ex Dogana Vecchia”, viene data in uso dalla Comunità di Cortina d’Ampezzo all’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia (Ente Morale istituito con R.D. del 1921), per un trentennio (1927-1957).
In un documento dell’ottobre 1930 il segretario generale dell’Opera Nazionale delega don Luigi Sarretta, arciprete di San Donà di Piave, a rappresentare l’Ente Morale succitato per la ristrutturazione e la gestione della colonia che prende il nome di “Colonia Alpina Giannino Ancillotto – Opera Nazionale del Mezzogiorno d’Italia (Orfani di Guerra Seteria-Minozzi) Sezione San Donà di Piave.
La colonia resta aperta d’estate e, potendo, d’inverno. Vengono accolti, nell’ordine, gli orfani di guerra, poi gli orfani comuni e infine i bambini in precarie condizioni di famiglia, bisognosi di cure climatiche, provenienti principalmente da San Donà di Piave, poi dalla Provincia, quindi dalla Regione.
Con atto 3 aprile 1930, previo assenso del Comune di Cortina d’Ampezzo, l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno, si impegna a cedere l’affittanza alla Provincia di Venezia, la quale destina la colonia ad istituto di beneficenza per fanciulli gracili, con preferenza per gli orfani di guerra, com’era previsto dalla concessione originaria.
La Provincia perfeziona le finalità, migliora e amplia la colonia per farne due reparti, allo scopo di dividere maschi e femmine e di accogliere anche adolescenti.
La Provincia di Venezia, che avrebbe l’obbligo di restituire il locale alla fine del trentennio (1957), concorda con il Comune Ampezzano una compravendita. Nel 1930 il prezzo dell’immobile viene stimato in Lire 65.000, ma la Provincia ottiene uno sconto a Lire 17.000, in ragione di un versamento anticipato del denaro rispetto alla scadenza. L’intervento della Prefettura di Belluno, che considera inammissibile il trasferimento alla Provincia di Venezia della concessione trentennale gratuita della Colonia, porta ad un elevazione del prezzo di acquisto a Lire 35.000.
Con delibera 3 novembre 1931, il Preside della Provincia di Venezia Antonio Garioni conferma il prezzo di acquisto di Lire 35.000, comunque vantaggioso; la somma viene prelevata dal fondo di Lire 260.000 messo a disposizione dal Consorzio Antitubercolare. La transazione viene perfezionata con il contratto di compravendita n. 4331 di Repertorio provinciale stipulato in data 3 maggio 1932. Oltre all’immobile vengono acquistati 15.000 mq di prato ed altrettanti di bosco che si estendono dalla strada al torrente Boite.
In seguito viene costruito un fabbricato di quattro piani e sottotetto: al piano seminterrato vengono ricavate le cucine, i depositi, le lavanderie, le docce, i bagni e il locale caldaie per il termosifone e l’acqua calda. Al piano primo ampi dormitori.
Il nuovo fabbricato, collegato a quello preesistente, è orientato a nord-ovest e offre la facciata ai venti dominanti.
Nel 1933 la Provincia di Venezia redige un primo regolamento per la Colonia Alpina “G. Ancillotto” che, stabilendone scopi e ordinamento, determina la sua triplice funzione di preventorio antitubercolare, sanatorio antimalarico e convalescenziario. L’istituto è messo a disposizione, principalmente, del Consorzio Provinciale Antitubercolare, del Comitato Antimalarico, del Comitato Orfani di Guerra, dell’Ospedale al mare del Lido di Venezia, della Società veneziana contro la tubercolosi e delle altre associazioni e Comitati antitubercolari della Provincia.
Accoglierà, soprattutto, giovani di ambo i sessi dai 12 ai 22 anni e, in via eccezionale, adulti non maggiori di 30 anni e bambini non inferiori ai 6 anni.
Nell’ottobre del 1961, su sollecitazione dell’Ufficio del Medico Provinciale di Belluno (allora alle dipendenze del Ministero della Sanità) la Provincia di Venezia redige un nuovo regolamento e determina che siano accolti nella Colonia Alpina di Acquabona i minori di ambo i sessi, figli di tubercolosi, soggetti gracili, anemici, costituzionalmente deboli e predisposti alla tbc o conviventi con tubercolotici, ma non affetti dalla tbc. La colonia viene destinata prevalentemente all’accoglienza degli assistiti del Consorzio Provinciale Antitubercolare tanto che, il 9 gennaio 1962, l’Ufficio del Medico Provinciale di Belluno autorizza all’apertura e all’esercizio l’Istituto Preventoriale denominato “Giannino Ancillotto” in località Acquabona di Cortina d’Ampezzo.
Con delibera 19 aprile 1966, la Provincia di Venezia approva i lavori di ampliamento e sistemazione del fabbricato, che consistono nella demolizione delle verande in legno sostituite con un fabbricato di tre locali di soggiorno sovrapposti, all’estremità sud del corpo di fabbrica principale, collegati fra loro da una scala di cemento armato. Vengono modificati ed ammodernati i vari piani dei reparti femminili e viene realizzata la totale riforma della centrale termica, atta al riscaldamento dell’intera colonia e alla produzione di vapore per la lavanderia.
Il 10 marzo 1974 l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (O.N.M.I.) di Belluno concede l’autorizzazione al funzionamento per una capienza massima di 100 posti letto, sotto la vigilanza e il controllo del Comitato Provinciale ONMI di Belluno.
Nel corso dello stesso anno viene approvato il trasferimento della gestione della Colonia al Consorzio Provinciale Antitubercolare di Venezia, con decorrenza 1 gennaio 1975; restano a carico della Provincia di Venezia gli oneri della manutenzione.
Tuttavia, già negli ultimi mesi del 1974, la Giunta presenta al Consiglio Provinciale la proposta del direttore del Comitato Provinciale Antitubercolare di chiudere la Colonia e smistare i ragazzi in altre strutture montane ad altitudini meno elevate, a seguito del calo delle presenze. La gestione della Colonia, anche a seguito della chiusura dei corsi interni della scuola elementare per scarsità di alunni, è divenuta antieconomica.
La Colonia di Acquabona (anni '80) Il Comune di Cortina d’Ampezzo avanza una richiesta di esercitare il diritto di prelazione in caso di vendita della proprietà ma, in risposta, la Giunta Provinciale, pur stabilendo di trasferire i ragazzi in altri soggiorni per ragioni di economicità, si riserva ancora ogni decisione sul futuro del complesso immobiliare.
Con delibera 29 aprile 1975 il Comune Ampezzano conferma il proposito di acquistare la Colonia Alpina “Giannino Ancillotto” in località Acquabona, per adibirla ad usi scolastici e sociali e dà mandato alla Giunta municipale di avviare le trattative con la Provincia di Venezia per la definizione di un accordo preliminare.
L’Ufficio Tecnico della Provincia stima approssimativamente in 600 milioni di Lire il valore dell’immobile, esclusa la casa del custode.
Di fatto l’edificio rimane inutilizzato per un certo numero di anni, salvo alcune concessioni temporanee all’A.C.N.I.L. Venezia, quale colonia montana per i figli dei dipendenti e al Comune di Eraclea. Nel 1978 la Provincia di Venezia concede in uso gratuito e temporaneo alcuni locali dell’immobile alla Direzione delle Poste e Telecomunicazioni, per ricavare locali destinati all’alloggio degli impiegati dell’Ufficio Postale di Cortina d’Ampezzo.
Il 1° febbraio 1980 il Presidente della Provincia di Venezia conferma nuovamente la disponibilità dell’Amministrazione Provinciale di favorire il Comune di Cortina nell’acquisto della ex Colonia, ma non ottiene risposta.
Dopo lungo tempo, il 22 dicembre 1994 il Consiglio Provinciale di Venezia delibera l’alienazione dell’immobile a mezzo Asta Pubblica il giorno 6 aprile 1995. Il prezzo a base d’asta viene fissato a Lire 3.016.800.000
Con delibera 24 marzo 1995, il Comune di Cortina d’Ampezzo decide di ricorrere al Tar del Veneto contro la decisione della Provincia di Venezia di indire un’asta pubblica per l’alienazione dell’immobile, ritenendo non tenuta in considerazione la propria volontà, più volte manifestata, di acquisire l’edificio per destinarlo a finalità istituzionali.
Il 6 aprile 1995 l’Asta viene comunque aggiudicata in via provvisoria alla ditta Giemme Costruzioni s.r.l. di Roma con la quale il 19 ottobre 1995 viene stipulato il contratto di compravendita, per la somma di Lire 4.516.800.000.
Il 14 ottobre 1996 il Comune di Cortina delibera una variante alle norme tecniche di attuazione del P.R.G. che prescrive limitazioni e vincoli alle ristrutturazioni di edifici obsoleti, già destinati ad attività di servizio aventi caratteristiche diverse da quelle previste dalla disciplina della zona, rendendo difficile la possibilità di conseguire l’autorizzazione al mutamento di destinazione d’uso dell’ex colonia. La variante viene annullata dal Consiglio di Stato nel marzo del 1997.
Il 1° settembre 1999 il Comune di Cortina decide di abbandonare anche il contenzioso relativo all’asta e con sentenza n. 3171 del 28.12.2000 il T.A.R. Veneto dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse da parte del ricorrente.

Ricostruzione storica a cura di Nerio Bertoni
Fonte: Archivio Generale della Provincia di Venezia

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