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L' OFFICINA PROVINCIALE DI MESTRE


Riconosciuta la necessità di provvedere alla realizzazione di un' officina meccanica in Mestre, indispensabile alla manutenzione e alla custodia degli automezzi di proprietà dell'Amministrazione provinciale, il 12 novembre 1926, il Commissario per la straordinaria amministrazione della Provincia di Venezia, Professor Antonio Garioni, delibera, con atto n.13370, di provvedere alla costruzione di una casa con annessa officina meccanica, garage e tettoie, da realizzare in base al progetto eseguito dall'ufficio tecnico dell'Ente, per un importo di Lire 168.000, alla voce spese obbligatorie straordinarie.

Delibera, inoltre, di appaltare i lavori a trattativa privata in base al succitato capitolato chiamandovi a concorrere cinque imprese:

  • Impresa Toniolo cav. Domenico di Mestre
  • Impresa Annoè Guglielmo di Mestre
  • Impresa Franchini Giuseppe di Mestre
  • Impresa Padovan Giovanni di Venezia
  • Impresa F.lli Perale di Venezia
  • Impresa Scattolin Angelo di Venezia

Il 20 novembre 1926 Garioni, con l'assistenza del Vice Segretario Provinciale Dottor Giuseppe Pancino, a seguito autorizzazione prefettizia, atteso l'esito della gara, delibera di affidare all'Impresa cav. Domenico Toniolo di Mestre l'appalto dei suddetti lavori di costruzione.
In tale data delibera l'acquisto di un'area per la costruenda officina meccanica dalla Società Italiana per l'utilizzazione delle forze idrauliche del Veneto, che consiste in un appezzamento di terreno di mq 1584 con fronte sulla strada provinciale Mestre - San Giuliano (attuale via Forte Marghera) al prezzo di Lire 12 al mq.
Il 20 di dicembre 1926 viene stipulato il contratto per i lavori di costruzione del fabbricato.
Nel frattempo viene verbalizzata dall'Ingegnere Capo Giovanni Cicogna la data di inizio dei lavori, il 22 novembre 1926, e la data conclusiva degli stessi per il giorno 19 febbraio 1927.
Durante i lavori si manifesta la necessità di ampliare la costruzione con l'aggiunta di una tettoia e una diversa sistemazione dei magazzini.
Il 14 maggio 1927 l'Ing. Cicogna riscontra la perfetta corrispondenza dei lavori con le prescrizioni date dalla Direzione dei lavori e provvede al collaudo.
L'importo complessivo all'atto del ribasso d'asta risulta essere di Lire 193.826,42 la cui liquidazione viene deliberata con atto n.7806 del 21 maggio 1927.
Il personale quindi viene trasferito dall'officina meccanica ubicata presso i locali presi in affitto dalla Società Tranvie di Mestre al nuovo edificio .

I vigili urbani di Mestre nel frattempo richiedono all'Amministrazione della Provincia di Venezia la compilazione di un modulo per il censimento degli Esercizi industriali e commerciali del regno, ma la Provincia chiede al podestà del Comune di Venezia l'esenzione da tale denuncia, in quanto non ritiene di classificare il laboratorio fra gli edifici industriali e commerciali , poiché in esso vengono effettuate le riparazioni e la pulizia degli automezzi addetti alla manutenzione stradale, da parte degli stessi conducenti degli automezzi, quando la cattiva stagione non permette il loro impiego lungo le strade provinciali.

Il 15 dicembre 1927 il Prefetto della Provincia di Venezia autorizza l'Amministrazione Provinciale ad acquistare un nuovo appezzamento di terreno di mq 3.701 dal Cav. Gatto Mosè. Tale area risulta essere adiacente a quella dell'officina meccanica ed è necessaria per il suo ampliamento. Il contratto di compravendita viene stipulato il 21 settembre del 1928, al prezzo di Lire 4 al mq. Nel luglio del 1930 Garioni, Preside della Provincia, redige una relazione in cui emerge la necessità di provvedere ad un ampliamento dell'officina provinciale di Mestre, in quanto le tettoie non sono più sufficienti a contenere l'aumentata quantità di automezzi e attrezzi stradali (automobili, compressori stradali, carribotte, ecc.) ivi presenti.

L'ufficio Tecnico Provinciale predispone un progetto di ampliamento, per una spesa di Lire 137.891 , di cui Lire 120.000 per lavori murari, di falegname, fabbro, pittore, idraulico, lattoniere, elettricista, ecc., Lire 5.891 per l'acquisto di mq 982 di terreno dalla Società Italiana per l'utilizzazione delle forze idrauliche del Veneto, al prezzo di Lire 6 al mq e Lire 12.000 per imprevisti.
Per l'ampliamento verrebbe occupata una zona libera di fronte all'ingresso dell'officina provinciale, ad eccezione di quel piccolo appezzamento occorrente per la rettifica della zona stessa da acquistarsi dalla suddetta Società.
L'Ufficio Tecnico Provinciale suggerisce di appaltare i lavori di costruzione delle tettoie a licitazione privata invitando a parteciparvi le ditte note della città e della provincia.


Vengono invitate le seguenti ditte:


Annoè Guglielmo Mestre

A. Miello & Figlio Mira

Bruscagnin Alberto Venezia

Toniolo Domenico Mestre

Mazzoleni Pietro Carpendo di Mestre

Bruscagnin Alessandro Venezia

Bortoluzzi Giacomo Venezia

Gasparotti Alberto Venezia

Cardazzo Flaminio Venezia

Vedovato Carlo Mestre

Vanin Emilio Strà


Il Rettorato provinciale, in seduta 30 luglio 1930, sotto la presidenza di Antonio Garioni, Preside, delibera l'approvazione del progetto descritto nella relazione del Commissario straordinario.
Ottenuta l'autorizzazione dal Prefetto il 29 agosto 1930, viene incaricata la ditta Pietro Mazzoleni di Vincenzo, di Carpendo-Mestre, che risulta regolarmente iscritta all'Unione industriale fascista e con la quale l'amministrazione Provinciale stipula il contratto il 2 dicembre 1930.
In particolare il progetto "riguarda l'ampliamento delle tettoie annesse all'Officina Provinciale di Mestre, eseguito con pilastrate in cemento armato, copertura a tegole curve e legname e muratura ordinaria, nonché la trasformazione di un'esistente tettoia in box per automobili con costruzione di murature, pavimenti, soffitti, serrande in ferro a rotolante, ecc.". Il 12 dicembre 1930, nel rispetto dei 60 giorni stabiliti per la durata dei lavori, le opere vengono portate a termine e il 28 gennaio 1931 l'Ingegnere Antonio Spandri di Venezia, alla presenza dell'Ingegnere Capo dell'Ufficio Tecnico Provinciale Giovanni Cicogna, e del costruttore Pietro Mazzoleni, certifica il collaudo della nuova struttura edile.



L'Officina Provinciale è dotata di svariate attrezzature e macchine utensili adeguate al tipo di attività che in essa si svolge, ovvero alla manutenzione degli automezzi stradali (automobili, compressori stradali, autobotti, ecc.). Vi sono torni, attrezzature per l'alesaggio dei pezzi meccanici, una limatrice, una sega alternativa per metalli, un apparecchio per saldature autogene, un trapano veloce da mm. 25 rinforzato e molti altri attrezzi.
L'officina provvede regolarmente alla riparazione delle attrezzature stradali e degli automezzi adibiti alla manutenzione delle strade, nonché delle automobili di cui è dotata l'Amministrazione Provinciale.











Dalla documentazione presente nell'Archivio Storico Provinciale è possibile effettuare, con buona approssimazione, una classificazione dei beni patrimoniali (macchine, attrezzature, ecc.) in dotazione all'Ufficio Tecnico Provinciale, dal quale dipendeva l'Officina dell'Ente.
E' l'ingegnere capo, nella persona dell'Ing. Giovanni Cicogna, che propone al Commissario straordinario Prof. Garioni l'acquisto delle attrezzature e degli automezzi necessari all'Amministrazione Provinciale per espletare i propri lavori sulle strade della provincia.
La ricerca presso l'Archivio Storico ha portato alla luce, oltre a documenti cartacei (proposte di acquisto, delibere, fatture, ecc.), anche documenti fotografici che integrano e rendono ancor più interessante la descrizione di questi beni.
Nella seconda metà degli anni venti il personale addetto alla manutenzione stradale possiede macchine per la bitumatura e la catramatura come le Catramatici a Mano "Vittoria" della ditta Ing. Vittorio Piani di Milano, le Bitumatrici e le Caldaie per la fusione del bitume della ditta Ing. Emilio Gola di Milano (vedi foto).


Caldaie per fusione del bitume - Ing.Emilio Gola Milano




Nel 1927 viene fatto l'acquisto di una Trattrice FIAT 700, completa di palette di aderenza ed accessori e con ruote complete di gomma per il traino stradale. Non mancano i rimorchi del tipo fornito dalla ditta Giorgio Mangiapan di Milano, adatto per il trasporto di pietrisco.
Da un fascicolo spunta la fotografia di una macchina denominata Scarificatore, dotata di un dispositivo costituito da punte d'acciaio, atto a operare lo scasso di pavimentazioni o massicciate stradali (vedi foto). Questa macchina viene fornita dalla ditta Puricelli di Milano, azienda leader nella produzione di compressori stradali, che vengono regolarmente utilizzati dal personale provinciale nella manutenzione e costruzione di strade asfaltate.







Scarificatore




Nel novembre del 1925, l'Ingegner Cicogna in una proposta di acquisto di un compressore stradale scrive quanto segue: "Di fronte al continuo aumento ed alle maggiori esigenze del traffico sulle strade provinciali, necessita provvedere con maggiore larghezza e frequenza che per il passato ai ricarichi cilindrati delle strade stesse; ed i mezzi a disposizione di questo ufficio pur essendo come numero sufficienti, non danno il desiderato rendimento per l'insufficienza della potenzialità delle macchine, per l'eccessivo costo della benzina e per la necessità delle frequenti riparazioni ai motori.". Di conseguenza l'Ingegnere Capo propone l'acquisto di un compressore di 15 Tonn., oltre ai quattro compressori già in servizio, uno da 12 Tonn. a petrolio, due da 9 Tonn. a benzina e uno da 4 Tonn. a benzina.
La scelta per il nuovo acquisto ricade su un modello a vapore per la maggiore economicità rispetto ai modelli a benzina. A seguito di una valutazione costi-benefici tra una macchina Ruston di fabbricazione inglese e una macchina Puricelli di Milano, la scelta dell'Ing. Cicogna ricade sul modello italiano.
Nell'Archivio Fotografico possiamo individuare altri modelli come: il Compressore stradale a vapore da 14 Tonn. della Ruston, tipo monocilindrico del 1927, un Compressore stradale a vapore da 17 Ton. tipo B 17, della Società Italiana Ernesto Breda - Milano, 1927 di cui esiste un'offerta originale. Nel dicembre del 1927 viene deliberato l'acquisto di un Compressore a vapore di 15 Tonn. con cerchioni in acciaio e con attacco per scarificatore e uno di 6,5 Tonn. dalla ditta Emilio Gola & C. di Milano, preferita ad altre due offerte provenienti dalla Ruston e dalla Puricelli di Milano.

Vale la pena ora soffermaci brevemente sui beni che spiccano per interesse storico come le automobili, le motocarrozzette e le motociclette, che vengono utilizzate dal personale provinciale dalla fine degli anni '20, fino all'immediato dopoguerra e che vengono parcheggiate regolarmente nel garage costruito nell'area in cui risulta ubicata l'Officina Provinciale, preposta alla loro manutenzione.
Fra le automobili a disposizione dell'Amministrazione Provinciale, a cominciare dagli anni venti, si nota una prevalenza di vetture di fabbricazione italiana, in particolare una FIAT 501 (vedi foto), che nel 1927 viene sostituita, per aver percorso ben 130.000 chilometri, con il nuovo modello FIAT 503 acquistato presso la Concessionaria FIAT Redi & Peloso di Venezia.


Fiat 501 del 1919



Nel febbraio del 1929 vengono ordinate due nuove vetture FIAT in sostituzione delle vetture SPA (Società Piemontese Automobili) e FIAT 503 Torpedo, già in dotazione alla Provincia, e precisamente una FIAT 520 Torpedo (valore Lire 25.500) e una FIAT 521 Coupè 6 posti (valore Lire 40.500).






Fiat 520 Torpedo, 1929

Fiat 521 Coupè 6 posti, 1928


Qualche mese dopo l'Amministrazione Provinciale ordina un' automobile FIAT 509 A, carrozzeria Torpedo, al prezzo di Lire 16.000, destinata al trasporto del personale tecnico impiegato nella sorveglianza e nei rilievi, da affiancare alla FIAT 520 già in dotazione ed utilizzata per tale uso.
Nel febbraio del 1930, da una relazione dell'Ingegner Cicogna, emerge la necessità di provvedere all'acquisto di una automobile FIAT 514, in quanto l'Amministrazione Provinciale è costretta a ricorrere spesso al noleggio di autovetture per far fronte ai numerosi servizi esterni della Provincia, allo scopo di soddisfare le esigenze dei vari uffici e in particolare dell'ufficio tecnico, la Commissione Zootecnica, il Consorzio Antitubercolare e la Profilassi Psichiatrica.
L'anno successivo viene effettuata l'ordinazione di una vettura Ansaldo Tipo 18, 6/7 posti al prezzo di Lire 46.500, presso la concessionaria Bressanin & Crivellari (Garage Roma) di Mestre, e viene data in permuta una FIAT 521 Coupè già in dotazione.



Al 31 dicembre 1931 risultano in servizio le seguenti macchine: una Ansaldo, per il servizio degli Amministratori della Provincia, una FIAT 520, una FIAT 509 e una FIAT 514. Per quest'ultima viene proposta la sostituzione con una Lancia Artena o una Bianchi S.5 (vedi foto), una berlina 4 porte, da 1500 cc., prodotta dalla Soc. Edoardo Bianchi di Milano. Ma date le migliori caratteristiche della Artena la scelta per l'acquisto ricade su di questa.



Bianchi S5, 1928


A seguito di un infortunio occorso al Preside della Provincia, viene proposta la sostituzione della vettura Ansaldo, per vari motivi, non ultimo la crisi dell'industria automobilistica a seguito della quale tale vettura non verrebbe più prodotta, con conseguente deprezzamento di quella in dotazione alla Provincia. La scelta di una nuova automobile di rappresentanza ricadrebbe su una Lancia Astura o su una Dilambda (vedi foto). L'Ingegner Cicogna sarebbe più propenso per quest'ultima poiché è già usata da parecchi anni dai funzionari del Magistrato alle Acque con ottimo risultato; "essa rappresenta certamente il miglior prodotto che esista oggi sul mercato italiano come macchina da viaggio di uso pratico senza che essa raggiunga il lusso delle macchine di grande classe come la Isotta Fraschini".



Lancia Dilambda, 1930
(Autovettura di rappresentanza)


Ma per motivi di bilancio l'acquisto viene rinviato e deliberato nel novembre del 1932 a favore di una vettura Lancia Artena Berlina, 4 posti (vedi foto), dalla ditta Enzo Caldera & C. di Mestre, c/o Autorimessa Roma.


Lancia Artena 6 posti, 1932




Presso la concessionaria A. Peloso di Venezia, nel 1933 vengono acquistate sei autovetture Fiat Balilla 508 (cinque spyder ed una berlina) e una FIAT 509 Spyder, seminuova dall'Istituto Autonomo per la lotta contro la malaria delle Tre Venezie.


Volantino pubblicitario Fiat Balilla





Di seguito viene deliberato l'acquisto di un'ulteriore Balilla 508, guida interna a quattro posti, in sostituzione della FIAT 509 acquistata cinque anni prima, "con una notevole economia nel consumo (circa 220 Km con una latta di benzina) e nel costo di manutenzione, avendo la macchina Balilla una indiscutibile superiorità tecnica e costituendo quanto di più pregiato e moderno possa oggi produrre l'industria automobilistica italiana nel tipo di vetture economiche e utilitarie".

Sempre nello stesso anno viene deliberato l'acquisto per due Furgoncini FIAT Balilla 508 al prezzo di Lire 9.900 cadauno (vedi foto), da destinare ai vigili sanitari per i servizi inerenti alla vigilanza igienica, alle disinfezioni e agli accertamenti diagnostici nei casi di malattie infettive. Tale acquisto rientra nel progetto di coordinamento dei servizi igienico-sanitari della Provincia, del Consorzio Antitubercolare e del Comitato Antimalarico.


Furgoncino Fiat Balilla 508


Lancia Augusta, 1935
Tra la seconda metà degli anni '30 e l'inizio degli anni '40, come descritto nel registro di inventario "Macchine e attrezzi per la manutenzione delle strade", la Provincia acquista altre vetture della casa torinese, come la Lancia Augusta, valida alternativa alla Balilla 508,
e la Lancia Aprilia nel 1941, vettura rivoluzionaria che verrà prodotta dal 1937 al 1949, famosa per la sue caratteristiche aerodinamiche e per la precisione di chiusura delle portiere che resterà a lungo nella leggenda e contribuendo a creare, negli anni '40 e '50, il "mito" della qualità Lancia.
Lancia Aprilia, 1941





Fra i documenti esaminati durante la ricerca appare una proposta di acquisto del gennaio 1933 per un autocarro O.M. con motore Saurer diesel, quattro cilindri, con attrezzatura per il servizio di ghiaia con rovesciabili a binda, portata 50 quintali al prezzo di Lire 100.000.

Già nella seconda metà degli anni 20, come appare dalla documentazione, il garage presso l'Officina Provinciale ospita, oltre alle vetture, le motocarrozzette assegnate agli ispettori stradali, fra i quali ci sono i dipendenti Benozzi, Gaiarin, Pimpinato, Scomparin e Geminian.
La scelta delle motocarrozzette ricade sui modelli Motosacoche di fabbricazione svizzera, i quali vengono acquistati presso la concessionaria Girardi & Marcato di Padova.













Nel settembre 1930 vengono sostituite le quattro motocarrozzette "Motosacoche" in uso ai sorveglianti stradali, con quattro motociclette marca Atala, conseguendo un notevole riduzione dei costi, sia nel prezzo di acquisto, sia nel consumo.

Agli assistenti stradali vengono assegnate biciclette principalmente di marca Bianchi, il cui acquisto viene effettuato generalmente presso negozi attrezzati di Mestre e di Padova quali l'Emporio del Ciclo di Mario Zanessi in piazza 27 Ottobre, Piero Pasquini e la ditta Menato in piazza Umberto I a Mestre, oppure Carlo Francesconi a Padova.
Di seguito si riportano le immagini delle carte intestate dei negozi sopra elencati.











































Vengono inoltre acquistati tricicli muniti di furgoncino per la manutenzione delle strade pavimentate.

Negli anni trenta la casa dell'Officina Provinciale è abitata dal meccanico Mingardo. Nel 1935 l'assistente stradale Vianello Umberto alloggia presso il fabbricato dell'Officina e, in considerazione del suo imminente matrimonio, l'ingegner Cicogna propone l'ampliamento dell'alloggio con due nuovi locali, ricavati da due box che vengono adibiti a stanze per abitazione. Per questo intervento viene incaricata la ditta Toniolo, ovvero il costruttore dell'intero complesso edilizio.
Da allora non si effettueranno ulteriori lavori edili, né di ampliamento, né di ristrutturazione, fino al 1943, anno in cui viene effettuata la richiesta di costruzione di un magazzino-deposito per attrezzi. La domanda viene presentata al Comune di Venezia il 21 aprile 1943, la cui Direzione Servizi Tecnici (ufficio edilizia) risponde all'Amministrazione Provinciale e per conoscenza al Regio Ufficio del Genio Civile, stabilendo determinate condizioni di carattere tecnico dettate dai recenti decreti in materia di autarchia e di sicurezza. Nel dettaglio, dal punto 3 in poi si legge quanto segue:


................omissis...................

3) che sia in via assoluta osservato il divieto governativo dell'impiego del ferro per qualsiasi genere di costruzione e per qualsiasi quantitativo (R.D.L. 4 Settembre 1939 XVII N. 1326, Circolare Min. LL. PP. 30 Settembre 1939 XVII N.4533).
4) che sia data ottemperanza alle disposizioni sulla Protezione Anti Aerea emanate con Circolari e Decreti 13 Aprile 1933 N.8200, 24 Settembre 1936 N. 2121, 6 giugno 1939 N.1102, presentando per l'approvazione il tipo di ricovero antiaereo, (capienza mc. 2 per persona da allogare).
5) che nell'esecuzione delle opere non venga impiegato cemento, ferro od altri materiali non autarchici
.

Gli anni del dopoguerra vedono l'amministrazione della Provincia di Venezia impegnata nello sviluppo economico e sociale del territorio provinciale, in particolare nella ricostruzione di strade, ponti ed edifici. E' necessario ricostituire l'autoparco, cercando anche di recuperare qualche automezzo sequestrato nel periodo bellico. A tal proposito suscita curiosità una richiesta da parte dell'Amministrazione Provinciale che viene inoltrata al Comando Militare Alleato - Ufficio Trasporti e al Comitato di Liberazione Nazionale per l'assegnazione in uso di due autocarri pesanti, a causa della requisizione avvenuta nel 1940, all'inizio della guerra, di un autocarro Alfa Romeo 50 q. acquistato nel 1939 dall'Amministrazione. La risposta è rapida e negativa, per cui, su invito della Prefettura la Provincia nell'aprile del 1946 si rivolge all'A.R.A.R. (Azienda Rilievo Alienazione Residuati di Milano), la quale risponde di non poter fare assegnazioni in quanto le ricerche per le rivendiche degli ex proprietari di automezzi non sono ancora terminate. Viene proposto pertanto l'acquisto di automezzi alleati che verrà effettuato presso l'A.R.A.R. di Casarsa (UD).

Negli anni '50 cresce l'autoparco e aumentano le esigenze di spazi per il ricovero delle vetture e per una officina più funzionale.




Fiat 1100 del 1953


Lancia Aurelia 1900 del 1952

Si parla di un progetto per la costruzione di una nuova officina provinciale con annessa una più moderna autorimessa.



La nuova officina-autorimessa

Nell'ottobre del 1962 l'Assessore alla Viabilità e ai Lavori Pubblici, Ing. Giuliano Gusso, sottopone al Consiglio Provinciale il progetto (27 giugno 1962) di una nuova officina provinciale con autorimessa, da costruire sullo stesso terreno (via Forte Marghera, angolo via Hermada), in quanto quella vecchia non è più idonea alle aumentate esigenze dell'organizzazione stradale.


Il progetto contempla la costruzione di un edificio su due piani: al piano terra avrebbero sede l'officina, l'ufficio del custode, un locale per il lavaggio e grassaggio e servizi igienici e parte dello spazio rimanente verrebbe utilizzato come autorimessa. Il primo piano, al quale si accede con una ampia rampa in cemento armato, conterrebbe un'autorimessa per circa trenta autovetture.


Del vecchio complesso edilizio verrebbe conservato il solo alloggio del custode che si presenta in buone condizioni.
Il 23 ottobre del 1962 il Consiglio Provinciale di Venezia delibera il progetto della nuova officina con autorimessa. L'esecuzione delle opere murarie viene disposta a mezzo licitazione privata, in un unico lotto e quella dell'impianto di riscaldamento a termosifone a trattativa privata, previa presentazione di progetti offerta da ditte specializzate e di fiducia; per le opere in economia è prevista la semplice trattativa privata. Per la costruzione verrà utilizzata solo una parte dell'area disponibile di proprietà dell'Ente. Nello spazio antistante alla nuova autorimessa si potranno ricavare due ampi piazzali di sosta, essendo il nuovo edificio distante circa 17 metri dal fronte di via Forte Marghera.
Nel dicembre del 1962 l'ingegnere capo Franco Montanarini invia una relazione al Ministero dei Lavori Pubblici, al Magistrato alle acque, al Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche e all'Ufficio del Genio Civile di Venezia. Nella premessa riporta il motivo per cui è stato approvato il nuovo progetto, ovvero che i vecchi edifici erano utili e idonei quando la Provincia era in possesso di una notevole attrezzatura per l'esecuzione di lavori stradali in economia (compressori, carribotte, cisterne, bitumatrici, ecc.) che richiedeva notevole spazio, sia per il ricovero dei mezzi, sia per la loro manutenzione, mentre le autovetture in stazione erano in numero molto limitato. A fronte di un sensibile aumento dei servizi automobilistici e conseguentemente del numero di automezzi, l'attrezzatura sopraccitata viene quasi totalmente alienata. Non ultimi i motivi igienici e di sicurezza, dato il precario stato di conservazione delle strutture, concorrono alla decisione di realizzare il nuovo progetto.
Il 28 maggio 1963 la Giunta Provinciale delibera di disporre subito l'appalto per l'esecuzione dei lavori e successivamente, il 5 luglio 1963, decide di affidare alla ditta Bruno Rigato di Treviso la demolizione degli edifici esistenti sull'area su cui deve sorgere il nuovo fabbricato. Per la costruzione della nuova officina - autorimessa provinciale viene incaricata nell'ottobre dello stesso anno la ditta Giuseppe Vettore & Figli, con sede in Venezia, per un importo di Lire 48.135.000, che a seguito di una revisione tecnico-contabile diventerà di Lire 44.855.000.
I lavori vengono ultimati in data 13 agosto 1964 e il collaudo certificato il 28 novembre 1965, alla presenza dell'Ingegner Ferruccio Lombardo, Capo dell'Ufficio Tecnico della Provincia di Venezia , nonché direttore dei lavori.


Nuova sede provinciale di terraferma, a Mestre in via Hermada

Verso la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90 viene ridotta l'attività dell'Officina Provinciale, in quanto le manutenzioni degli automezzi vengono affidate a ditte esterne. Nel frattempo la Provincia di Venezia, in un quadro generale di ristrutturazione e di riorganizzazione di tutti i servizi e per una presenza più incisiva e qualificante nel territorio, intende realizzare una nuova sede in terraferma allo scopo di dare un unico riferimento insediativo ai diversi settori operativi, al tempo distribuiti in più sedi, allo scopo di fornire una maggiore funzionalità organizzativa e logistica tra i vari uffici e un migliore servizio alla comunità.
Così facendo si presenta inoltre l'opportunità di dare all'Ente Provincia una rappresentanza istituzionale in terraferma, in grado di soddisfare, anche in prospettiva della città metropolitana, esigenze logistiche istituzionali (riunioni di commissioni consiliari, incontri istituzionali di varia natura, conferenze di servizi ai sensi della Legge 241, meetings, ecc.).
Sorge quindi la necessità di erigere una nuova struttura edilizia, sin dall'inizio denominata "Centro Servizi", nell'area ubicata all'angolo tra via Forte Marghera, strada arginale lungo il "Canal Salso" e via Hermada, ovvero dove si trova l'Officina-autorimessa della Provincia.
Tutto il territorio che si affaccia sul canale lagunare "Canal Salso", compresa l'area del Centro Servizi, è destinato ad insediamenti commerciali e ricettivi ed è nelle intenzioni degli urbanisti comunali di promuovere in quest'area progettualità edilizie improntate su fabbricati di alto valore architettonico e tecnologicamente avanzati. La realizzazione, quindi, nell'area provinciale di un complesso per uffici pubblici appare perfettamente in linea con gli indirizzi insediativi del Comune in quel territorio.
Con provvedimento n. 43784/96 la Giunta Provinciale affida ad un gruppo di lavoro, costituito presso il dipendente Ufficio Tecnico, il compito di provvedere alla progettazione di un nuovo plesso ove localizzare gli Uffici provinciali di terraferma, da costruire sull'area di proprietà di via Hermada a Mestre, in luogo dell'Officina provinciale.
Il progetto preliminare viene approvato con successivo provvedimento consiliare del 19 settembre 1997.
Giunto a conclusione il lavoro svolto dall'Ufficio Tecnico, il progetto esecutivo prevede la realizzazione di un plesso di circa 180 postazioni di lavoro ad ufficio, di un auditorio capace di ospitare circa 250 persone, oltre a superfici allestite per il ricovero di 150 autoveicoli distribuiti nei due piani interrati e 20 autoveicoli in una area a livello del piano stradale.
Con delibera di Giunta del 21 dicembre 1998 e 3 marzo 1999 viene approvato il progetto esecutivo per i lavori di costruzione della nuova Sede degli uffici dell'Amministrazione Provinciale di Venezia, per un importo complessivo di € 8.098.044 di cui € 4.932163, per i lavori a base d'asta relativi alle opere edili, stabilendo di affidarli mediante pubblico incanto, con il criterio del prezzo più basso determinato mediante offerta a prezzi unitari.
Le opere edili e affini vengono assegnate alla ditta Dicos di Roma, con un ribasso del 9,84% sui prezzi del Capitolato Speciale d'Appalto, e quelle da impiantistica Elettrico e Termoidraulica vengono assegnati alla ditta Paolin di Padova, con un ribasso del 16,61%.
I lavori relativi alle opere edili vengono consegnati il 3 luglio del 2000 e nel gennaio 2001 la ditta Dicos procede alla demolizione dell'edificio ospitante l'Officina e l'autorimessa, dopo aver liberato l'alloggio del custode dall'inquilino che vi dimora.
Durante i lavori di costruzione e, in particolare, nella fase di realizzazione delle strutture riservate alle aree di sosta interrate, vengono notati dei cedimenti di modestissima entità, ma che si diffondono nelle costruzioni limitrofe ad uso prevalentemente residenziale, dovuti alle particolari situazioni di circolazione dell'acqua di falda, favorite dalla presenza del Canal Salso, per cui vengono adottate particolari cautele nella prosecuzione dell'opera, con conseguente allungamento dei termini di costruzione.
Al fine di disporre il più presto possibile della nuova sede perfettamente funzionante, l'Ufficio della Direzione Lavori, costituito da personale tecnico dipendente, predispone il progetto di completamento e di allestimento completo della sede.
Il 1° luglio del 2003, in considerazione dell'imminente ultimazione dei lavori di costruzione del nuovo complesso edilizio di via Hermada denominato "Centro Servizi", destinato ad ospitare una parte consistente degli uffici della Provincia, la Giunta Provinciale delibera un programma di utilizzo degli immobili da destinare a sede degli organi istituzionali.
I lavori vengono ultimati il 18 settembre 2004.



In un'intervista dell'11 maggio 2005, l'Assessora al Patrimonio e Informatica Lieta Smajato afferma che "l'acquisizione degli spazi del Centro, è una conquista non solo per il patrimonio dell'Ente, ma per l'intero territorio veneziano, che può contare su una struttura che assieme ai suoi compiti istituzionali di servizio si presta a un utilizzo e a una apertura diversi, per la città di Mestre: i quasi 300 posti dell'Auditorium sono lì a dimostrarlo.

Una riqualificazione, anche in senso culturale, che rappresenta un primo passo verso nuove iniziative in questa direzione
".

Il nuovo Centro Servizi della Provincia di Venezia ospita, assieme al nuovo Ufficio Relazioni con il Pubblico, anche gli Uffici Protocollo, Contratti e Concessioni e i Settori del Patrimonio, delle Politiche Ambientali, dell'Informatica, della Viabilità, dei Trasporti, dell'Urbanistica, dell'Edilizia e dell'Istruzione.
Molti anni sono trascorsi dalla realizzazione della prima Officina Provinciale in via Hermada al recentissimo Centro Servizi e come si è potuto constatare, da questa breve ricostruzione storica, le testimonianze documentali conservate presso l'Archivio della Provincia portano alla luce le trasformazioni avvenute in quest'area, sia sotto l'aspetto urbanistico, sia sotto l'aspetto umano, sociale e culturale. Emergono nuove idee, nuovi modi di amministrare e di gestire i servizi e la memoria di ciò che è stato realizzato nel passato si attenua e scompare nel tempo, ma la sua traccia rimane indelebile nelle fonti documentali e fotografiche, che si rivelano strumenti indispensabili nella ricostruzione di fatti e avvenimenti che hanno caratterizzato il percorso storico provinciale.


Bibliografia

Documenti originali depositati presso l'Archivio Storico della Provincia di Venezia;

Documenti fotografici attinenti all'Officina Provinciale, all'Officina-Autorimessa e al Centro Servizi depositati presso l'Archivio Storico;

Relazione tecnica illustrativa Ing. Carlon sulla nuova sede del Centro Servizi di via Forte Marghera depositata presso l'Archivio Storico;

Articolo tratto dal sito internet della Provincia di Venezia - PoloEst, 11 maggio 2005 sulla nuova sede di via Forte Marghera.

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Riferimenti
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